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L’ESPRESSIONE DELLA FELICITÀ

Indubbiamente, la felicità è sempre stata ed è l’emozione più desiderata dagli esseri umani. Essere felici è piacevole e per questo motivo, quando possiamo, cerchiamo volontariamente le occasioni che promettono felicità. D’altra parte, è socialmente vantaggioso avere una espressione facciale che esprima felicità. Infatti è comprovato che un volto felice – specie se è anche giovanile e sano – è considerato, in generale, gradevole e ben accetto. Per di più, si può anche dire che una espressione felice del viso, per quanto non si possa considerare strettamente necessaria per rendere quel viso attraente, sia comunque un elemento che contribuisce alla sua bellezza, assieme alla floridezza della cute, alla luminosità dello sguardo, ad un certo grado di simmetria e ad un aspetto giovanile. Sono ben definite e ben note a tutti le tre caratteristiche facciali – descritte sistematicamente da Paul Ekman, psicologo pioniere degli studi sul linguaggio non verbale – che consentono di riconoscere in modo inequivocabile l’espressione della felicità. Queste caratteristiche riguardano esclusivamente i due terzi inferiori del viso – e, in particolare, le palpebre inferiori, gli zigomi, le guance e le labbra – mentre il terzo superiore, ossia l’insieme costituito dalle palpebre superiori, dalle sopracciglia e dalla fronte, non viene necessariamente coinvolto.

1) L’aspetto più indicativo di un volto felice è il sorriso, che comporta il sollevamento degli angoli della bocca.
2) Per effetto del sollevamento degli angoli della bocca, anche le guance si sollevano e gli zigomi diventano più prominenti.
3) Infine, le palpebre inferiori vengono stirate e spinte verso l’alto.

E’ risaputo che uno stato d’animo felice determini costantemente questi tre effetti sull’espressione del volto. Ma è vero anche l’opposto. Gli studi di psicologia sperimentale di Ekman hanno infatti dimostrato che se, contraendo volontariamente i muscoli mimici, si mantengono gli angoli della bocca sollevati, entro pochi minuti il tono dell’umore migliora notevolmente, portando il soggetto ad un progressivo rasserenamento e ad un atteggiamento morale positivo. D’altra parte, è anche vero – in quanto anche questo è stato dimostrato sperimentalmente – che piccole procedure non invasive di Medicina Estetica, essendo in grado di esaltare le caratteristiche facciali suddescritte, possono contribuire a fare apparire un volto più felice e, pertanto, più gradevole e più socialmente accettabile. Di conseguenza – anche questo è stato documentato – queste stesse procedure possono anche ottenere l’effetto di contribuire a migliorare il tono dell’umore del soggetto. Infatti

1) una migliore definizione dell’Arco di Cupido nel labbro superiore;
2) un sollevamento delle guance e degli zigomi (entrambi ottenibili con moderate infiltrazioni ipodermiche di acido ialuronico);
3) uno stiramento delle palpebre inferiori (ottenibile con una minima infiltrazione ipodermica di tossina botulinica) possono essere considerati procedure propedeutiche al mantenimento dell’espressione di felicità, descritta da Ekman.

Si è anche detto che, oltre all’espressione felice, anche la floridezza e l’aspetto giovanile della cute facciale contribuiscono alla gradevolezza di un volto. Per contro, la presenza di solchi naso-labiali profondi si associa ad una ridotta floridezza della cute facciale, che è tipica dei soggetti non più giovani. Inoltre, nei volti non più giovani, i solchi naso-labiali si accentuano proprio per effetto dello stiramento verso l’alto degli angoli della bocca, che, come ho detto, è il primo segno distintivo della mimica della felicità. Pertanto, proprio per impedire che il sollevamento degli angoli della bocca accompagni ad approfondimento dei solchi naso-labiali, può essere indicata una moderata infiltrazione sottocutanea di acido ialuronico, che consente di appianare i solchi suddetti e di evitare che si rendano più evidenti quando si sorride. Analogamente, se la cute facciale non è più florida ed elastica, l’espressione della felicità può accompagnarsi alla accentuazione delle cosiddette “zampe di gallina”, che invece possono essere evitate con una minima infiltrazione ipodermica di Botox, che ridona aspetto sereno ed al tempo stesso giovanile alle regioni peri-orbitarie.
La felicità, infine, si accompagna di frequente alla sorpresa. La mimica della “lieta sorpresa”, ancora più gradevole, si differenza dalla mimica della sola felicità perché coinvolge, oltre ai due terzi inferiori del volto, anche il terzo superiore, comportando un lieve sollevamento delle code delle sopracciglia, con conseguente “apertura dello sguardo”. Anche il sollevamento delle code delle sopracciglia e l’apertura dello sguardo possono essere facilitati da una minima infiltrazione di Botox, che esalta in modo moderato ed armonico queste caratteristiche facciali, potendo così contribuire a rendere il volto più gradevole ed a migliorare il tono dell’umore del soggetto.

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